
La parte più efficace di una newsletter non sta nella convenienza dell’offerta o da quanto questa sia attraente. Più semplicemente è il rapporto che, chi scrive, ha con il lettore.
Quando il lettore si fida dell’editore, e ritiene che gli si stia offrendo qualcosa che troverà interessante e si aspetta di beneficiare dei contenuti del messaggio, c’è una maggiore possibilità che aprirà l’email e ne leggerà il contenuto. C’è anche una buona probabilità che questi cliccherà sulla call to action per raggiungere la pagina di destinazione (landing page).
Non sorprende allora che sia una scelta popolare per l’email marketing, quella di cercare di creare un’atmosfera amichevole, personalizzando l’oggetto con il nome del destinatario. E’ invece sorprendente, scoprire che tale approccio non sempre funziona.
Secondo alcuni recenti studi, inserire il nome del destinatario nell’oggetto può aumentare il numero delle aperture, da una media del 28,8 per cento a un massimo di 40,9 per cento. Ma utilizzando il nome completo o il cognome, in realtà i tassi di apertura scendono e diventano inferiori a quelli delle email non personalizzate, di circa il 20 per cento.
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