Nella maggior parte dei casi, e parlo per esperienza, chi approccia all’email marketing ha l’assurda pretesa che tutte le email che vengono inviate in un dato mailing, raggiungano senza problemi il destinatario. Inutile dire che non è così semplice, e per certi versi è un bene.
Parte dei messaggi email che viaggiano tra i server, vengono da questi bloccati perché identificati come spam. Se così non fosse, riceveremmo senza problemi tutte le email a noi indirizzate, sia quelle “buone” che quelle non proprio desiderate. Ci ritroveremmo quindi inondati ogni giorno di fastidiosissime email, (a dire il vero succede anche ora, anche se in un numero non eccessivo) pubblicitarie e non, in tutte le lingue del mondo. Qui i filtri antispam, i “guardiani” della tua casella email, fanno il loro sporco lavoro e decidono quale email è considerata attendibile (in base al formato, pesantezza, numero di email, attendibilità mittente ecc…).
Per chi invia email personali o le classiche e invasive catene di Sant’Antonio, tutto ciò può rappresentare un problema marginale, ma per chi con l’email marketing ci si guadagna il pane, il raggiungere solo una parte dei propri contatti può essere molto rischioso. Ne va della sopravvivenza del proprio business.
I provider di servizi SMTP “gratuiti” (Fastweb, Telecom, e via dicendo) hanno spesso delle severe regole per il filtraggio dei messaggi di posta elettronica. Ad esempio, un sito di e-commerce che vuole inviare ai propri iscritti una newsletter sulle novità settimanali, rischia, dato l’elevato numero di email che deve inviare in uno stretto lasso di tempo, di riuscire a recapitarne una quantità molto scarsa. Ne consegue una “conversione” più bassa e quindi…meno guadagni!







